#1816 by maxsabini

T-Shirts & Hoodies

Clothing Style:
or
$21.70

Sizing Information

S M L XL 2XL 3XL
Chest 34" 39.0" 43.0" 46" 50" 54"
Length 28.5" 29" 30" 31.5" 32" 32"
T-shirts-mens

Note: Slim fit, order a size up if you’d like it less fitting

Features

  • Sweatshop-free, ethically sourced cotton apparel
  • Printed using cutting edge direct to garment technology
  • Slim fit, order a size up if you'd like it less fitting
  • Cold wash and hang out to dry

Il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli non è mai stato abbandonato. Una malattia non può considerarsi debellata fino a quando l’ultimo agente patogeno non sia stato stroncato. Da un solo ceppo resistente, l’infezione può sempre tornare a proliferare.
La malattia delle istituzioni si chiama P2. L’agente patogeno resistente al trattamento è la tessera n°1816 dell’albo: Silvio Berlusconi.
Ci sono delle analogie strabilianti tra il manifesto della P2 e la storia italiana degli ultimi trent’anni di cui Berlusconi è stato protagonista. Vediamo quali.

Il piano di golpe dolce, ideato negli anni 70 dalla loggia massonica Propaganda 2, sotto la guida visionaria di Licio Gelli, prevedeva nel suo manifesto, il Piano di Rinascita Democratica, una scaletta di penetrazione nelle posizioni chiave del sistema, e l’assalto progressivo agli strumenti di esercizio della demagogia.

La prima fase consisteva nell’affiliamento di esponenti politici trasversali rispetto alle ideologie partitiche. Nel caso questo non fosse stato possibile, era necessaria “l?immediata nascita di due movimenti: l?uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l?altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale).”

Dopo trent’anni, Berlusconi centra finalmente questo obiettivo. Si chiama Veltrusconismo.

Altro punto chiave del programma è “la costituzione della tv via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese”

“Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media” (Licio Gelli)

Così, Silvio Berlusconi rileva da Giacomo Properzj Telemilanocavo, la ribattezza Telemilano, poi Telemilano58 ed infine Canale5.

Non basta. Il piano si estende al controllo dell’informazione stampata. E’ necessario individuare un gruppo di giornalisti scelti ai quali, una volta acquisiti, "dovra? essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti. […] In un secondo tempo occorrera?:

  • a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
  • b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;
  • c) coordinare molte TV via cavo con l?agenzia per la stampa locale;
  • d) dissolvere la RAI-TV in nome della liberta? di antenna ex art. 21 Costit.

Così, nonostante la scoperta nel 1982 del piano eversivo e il suo apparente scioglimento, Silvio Berlusconi ne prosegue la puntigliosa attuazione. Nel corso degli anni ‘80 non solo rafforza il potere delle sue televisioni, ma ingaggia un epico scontro con Carlo De Benedetti, denominato la Guerra di Segrate, per il controllo della Mondadori. Controllo che acquisirà in maniera totale grazie alla corruzione del giudice Metta ad opera del suo avvocate Cesare Previti, condannato ad 11 anni e ciononostante in seguito ministro del primo governo Berlusconi. Fuori grazie all’indulto. Del resto è ragionevole: l’onore impone di non abbandonare i propri soldati catturati in mano al nemico.
Panorama, Epoca e tutto il resto della Mondadori sono ormai di proprietà Fininvest, insieme ovviamente a tutta Mediaset. Un gruppo di direttori e redattori però si ribella a tal punto che nella vicenda è costretto a intervenire Andreotti, il cui arbitrato fa tornare almeno Repubblica e l’Espresso a De Benedetti. Un piccolo neo che non inficia il successo della marcia trionfale.

I giornalisti scomodi devono essere fatti oggetto di censura, come capitò a Montanelli, costretto ad andarsene dopo che Berlusconi piombò nella readazione de Il Giornale quando fu il momento di portare a compimento la strategia mediatica del programma P2: scendere in politica garantendosi l’appoggio indiscriminato dei media acquisiti. Lo stesso Biagi, molto prima del famoso Editto Bulgaro, sarebbe dovuto partire come corrispondente per l?Argentina, governata da una giunta militare golpista.

Così Silvio Berlusconi compie il suo destino, e da Presidente del Consiglio è finalmente nella posizione per proporre gli altri punti del Piano di Rinascita Democratica.

Eccone alcuni stralci originali.
“Ordinamento giudiziario: le modifiche piu? urgenti investono la responsabilita? civile (per colpa) dei magistrati, e la normativa per l?accesso in carriera (esami psicoattitudinali preliminari);”. Il premier si spingerà in questo caso oltre, arrivando a proporli su base ricorrente.

E ancora.
“Ordinamento Giudiziario I – unita?del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione – articoli 107 e 112 ove il P.M. e? distinto dai giudici); separare le carriere requirente e giudicante.”

Tutte proposte di cui Berlusconi si è fatto grande portavoce nel corso della sua carriera politica.
Perfino il rilancio del nucleare è espressamente previsto nelle direttive di Propaganda 2.

Per non parlare della proposta di utilizzare l’esercito nelle strade. Ecco cosa recitano i papiri del testo sacro in merito:
“Cosi? e? evidente che le forze dell?ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.”

Per sgomberare ogni dubbio residuo sul fatto che la P2 stia realizzando tutte le sue profezie, per mano di un semplice discepolo, tesserato n°1816, ecco cosa dice Licio Gelli in un’intervista rilasciata a la Repubblica il 28 settembre 2003, durante il Governo Berlusconi II.

«Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa in 53 punti».

Silvio Berlusconi ha dedicato la sua vita alla realizzazione del piano del suo maestro Licio Gelli.
Almeno in questo, bisogna ammetterlo: è stato ammirevole.

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