Shop

Nietzsche e i suoi figli - La Casa Stregata e il Senso Perduto

Un autore americano, forse uno dei migliori a mio avviso, per la sua eleganza e raffinatezza, Francis Scott Fitzgerald scrisse un’opera magnifica, “Il grande Gatsby”, libro culto dei “ruggenti” anni venti.
Tutti gli scrittori americani hanno qualcosa di europeo, di italiano, di inglese, di francese, non la nazionalità, anche se qualche volta capita. Fitzgerald è forse il più europeo di tutti. In lui possiamo ritrovare quell’europeo “decadente”, un po’ snob, pseudo – aristocratico, quell’europeo che si suicidò nella Prima Guerra Mondiale! La sua opera è l’esaltazione del NULLA, del vuoto! L’io narrante Nick Carraway è uno spettatore, a metà tra il ruolo di protagonista e comparsa in mezzo ad altri tremila imbecilli come lui, e assiste ai tentativi, già in partenza destinati a fallire, del nuovo ricco Jay Gatsby di riconquistare l’amata Daisy. La cosa più interessante in questo libro è proprio Gatsby. È interessante perché Gatsby non è mai esistito, neanche nel libro, in effetti, il personaggio centrale dell’opera è un ragazzotto di nome Jimmy Gatz che si è costruito una nuova vita su misura, come la voleva lui, senza alcun problema. Vive in una grande casa, ritrovo per la crème de la crème di New York, riverito, rispettato, ricercato. Nella sua casa ci viene gente di ogni genere, gente importante, ricca, famosa, uomini d’affari, europei fuggiti dall’Europa decaduta, per ritrovarsi nella sua imitazione d’oltre – oceano. Lì loro trovano di che divertirsi, di che parlare, di niente, trovano da bere, e possono ubriacarsi, e dimenticare. E Gatsby è il Morfeo che gli fa chiudere gli occhi, e li ubriaca tutti, egli è colui che vende alcool nelle farmacie, durante il proibizionismo. Un rivenditore di Ambrosia prét à porter! Ma lui stesso è il primo assuefatto! Gatsby è un nichilista, egli segue un sogno che non si potrà mai realizzare, non potrà più riconquistare Daisy semplicemente perché l’amore fra loro due è ormai morto! E la sua necrofilia per quel sogno ormai vuoto, lo ucciderà. Perché Gatsby è in fondo un bambino spaventato, che ha paura di uscire dalla sua casa, e si nasconde sotto le coperte e lì sogna. Quella casa, quel nome, quella messa in scena che lui si è creato lo proteggono dal mondo esterno, troppo aggressivo per lui che è ancora un bambino.
Tutti abbiamo vissuto per un certo periodo, chi più chi meno, in una casa stregata, senza necessariamente saperlo. Ma cos’è una casa stregata? La domanda non ha senso. Tutti sappiamo che le case stregate non esistono, ma una risposta alla mia domanda potrebbe essere proprio questa, la casa stregata è un luogo che non esiste, un illusione. E allora – altra domanda – come avremmo fatto a vivere per un periodo indeterminato in un luogo che non esiste? Impossibile! Già, Impossibile! Pensate alle quattro parole LUOGO CHE NON ESISTE, nessun luogo, ora collegate le parole a un certo Thomas More santo e martire. Egli scrisse un opera intitolata “Utopia”, che parlava di un’isola con una società perfetta, un governo perfetto, dei cittadini perfetti, in poche parole perfetta! La parola “Utopia” fu inventata da lui. Egli fuse due termini greci, più precisamente ou “non” e topos “luogo”, nessun luogo! Facile, no? Ecco la risposta alla domanda “cosa è una casa stregata”. La casa stregata è un Utopia! Poi verrebbe da chiedersi cosa sia un Utopia. Una possibile risposta, quella più plausibile, è già contenuta nella parola stessa, e ne ho appena parlato. L’altra sta nella definizione che spesso si da dell’Utopia, quando la classifichiamo come IDEALE. L’Ideale come sappiamo, deriva dalle IDEE Platoniche, entità residenti nell’Iperuranio, matrici delle cose e degli esseri viventi. E l’Idea è intangibile, invisibile, poiché è solo una realtà mentale, e l’Ideale, che è un insieme di Idee, è uno stato che non si può toccare, visitare, calpestare, odorare. Utopia e Ideale si equivalgono, hanno lo stesso significato, sono entrambe degli stadi che non potremo mai raggiungere, dei luoghi che non vedremo mai, forse proprio perché non esistono!
Il punto di Partenza sono le tre fatali parole “Dio è morto”, con cui Nietzsche apre anche il suo “Così parlò Zarathustra”. Che significa? Chi è Dio per Nietzsche? Cristo? O qualche altra divinità? Dio per Nietzsche è tutto! Dio è da dove veniamo, dove finiremo, Dio è ciò che spiega la nostra esistenza, colui che ci fa andare avanti nonostante la vita sia solo sangue e morte. Dio è il senso ultimo di tutto. E che succede se Dio muore? Semplice, se Dio è il senso di tutto, e lui muore, bè, niente ha più senso! E siamo in balia del caso. Unico senso del mondo. La morte di Dio è un annuncio che Nietzsche da quasi piangendo. Non c’è mai stata una scoperta così triste fatta dall’uomo. Tutt’intorno è vuoto! Crolla il tetto che ci copriva dai temporali, sotto i nostri piedi si apre una voragine senza fondo, e le mura che ci proteggevano dalle tempeste, crollano su se stesse, le strade diventano crateri. Qui c’era Dio. Dio è morto! Tutto muore. Il NIHIL! Henry Miller, scrittore americano, vissuto per dieci anni a Parigi, dal trenta al quaranta, quando scappa dalla guerra. La sua opera più nota è “Tropico del Cancro”, resoconto schietto e sfacciatamente antiletterario del suo periodo passato a Parigi. “Per cento anni e più il mondo, il nostro mondo, è stato in agonia. E non un uomo, in questi ultimi cento anni è stato abbastanza pazzo per mettere una bomba nel buco del culo del creato e di farlo saltare in aria. Il mondo marcisce, muore a poco a poco. Ma ci vuole il coup de grace, ci vuole, per farlo andare in pezzi. Nessuno di noi è intatto, eppure in noi ci sono tutti i continenti e i mari che stanno fra i continenti e gli uccelli dell’aria. Noi dobbiamo sopprimerla, l’evoluzione di questo mondo che è morto ma che ancora non è stato sepolto. Noi nuotiamo alla superficie del tempo, e ogni cosa è annegata, sta annegando, annegherà!” Dio è morto, dice Nietzsche, ma noi continuiamo a venerare il suo cadavere in putrefazione! Dio non è morto, oggi, o ieri, avantieri, Dio è morto secoli, millenni fa, Dio forse non c’è mai stato.
Ma la casa stregata in cui vive l’occidente per secoli? Non è mai esistita. Per Nietzsche si chiama adorazione del Nulla, Nichilismo! Nichilismo, dalla parola latina, Nihil, niente! Adoriamo il nulla, amiamo il nulla, crediamo in nulla, speriamo nel nulla, veniamo dal nulla, finiremo nel nulla! Questo è l’uomo che si è allontanato dalla vita, creandosi i mondi ideali dietro il mondo reale. Questi mondi si possono chiamare, fede, Dio, ragione, casa stregata! Nietzsche codificherà un movimento, secondo lui destinato a ingigantirsi sempre di più, la Decadenza, già presente nella storia. La decadenza dell’occidente è dovuta proprio al grande rifiuto dell’uomo della vita! Quando il maledetto giorno il Platone vigliacco scappò per rifugiarsi nelle suo utopie, nel suo “nessun luogo”, nella sua casa stregata.
Per secoli l’uomo ha creduto di aver trovato il rifugio inespugnabile nel suo Ideale. Poeti, scrittori, filosofi, masticano quotidianamente il nulla, e lo divulgano tra il popolo. Nietzsche li Chiama grandi saggi, o tarantole, o meschini, o invidiosi, o mediocri, o poveri di spirito. L’apice della decadenza è proprio il secolo di Nietzsche, il grande secolo positivo, e proprio per questo motivo. Il grande secolo delle rivoluzioni, degli stati nazionali, della scienza, del vapore, del petrolio. Baudelaire, grandissimo poeta, imbroglione secondo Nietzsche, che lorda le sue acque per farle sembrare profonde, scriveva il suo “Spleen et Idéal”. Traduzione: letteralmente, una lotta tra la noia del reale, e l’Ideale. Naturalmente il poeta sceglie l’Ideale! Se non è rifiuto della vita, fuga questa, cosa lo è? Uno Schopenhauer della poesia, del lusso e del piacere. Ascesi, ascesi, ascesi! Altro monaco buddista isolato dalla vita è Marcel Proust. Il presente è uno schifo, la felicità risiede nel passato, nella mia memoria. Piange Zarathustra quando vede uomini che non vivono se non nei loro ricordi! Quella di Proust è forse l’ultima utopia positiva del novecento, tutte le altre saranno negative. In ordine, a partire da Fitzgerald e il suo “Il grande Gatsby, Golding “Il signore delle mosche”, Orwell “1984, Animal Farm”, Baricco “Novecento”, Grieco “Il comunista che mangiava i bambini”, tutte mostreranno il fallimento degli ideali perché non concreti, del tutto vuoti. Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, viveva in un transatlantico, lontano dal mondo, suonava il piano da Dio, nessuno poteva fargli niente nel suo Olimpo sul mare, fino al giorno in cui il mondo fece irruzione nel suo paradiso, e il transatlantico per ricchi divenne una nave ospedale durante la Seconda Guerra Mondiale. Da allora capì cos’era la vita! Dio è morto! Niente ha più senso adesso! Dio ha anche altri nomi. Dio si può chiamare anche Ragione, Socialismo, Eguaglianza, Comunismo, e quando esso muore in U.R.S.S., lascia dietro di se cadaveri, uomini senza più un’identità, “è la storia dell’uomo staccato dalla propria mente ed egualmente tagliato fuori dal proprio corpo, creatura mezzo impazzita in un mondo folle…” (Ronald David Laing “La politica dell’esperienza”, 1967), lascia il “Mostro di Rostov” di David Grieco.

E poi?

E poi niente! Niente! Ci mettiamo tutti sulla strada e viviamo lì, o magari facciamo l’autostop come Sal, il protagonista di “On the road” di Kerouac, cerchiamo di raggiungere il nostro obbiettivo – NONobiettivo, magari andiamo fino a San Francisco! E poi? E poi torniamo indietro, e ripartiamo un’altra volta, come sempre! Come un Sisifo felice! O magari andiamo a vivere a Parigi dove aveva vissuto Henry Miller, oppure andiamo a Los Angeles dove viveva John Fante, e poi Bukowsky, o andiamo a conoscere Duchamp a Zurigo, e Rauschenberg in America, ovunque egli si trovi! Andiamo da qualche parte e basta! Ogni tanto fermiamoci e aspettiamo. Aspettiamo cosa? Sei ignorante come Estragone! Lo sai chi aspettiamo! Non fare domande stupide! Ma è morto! Lo so! Ma verrà un altro, o lui stesso, hanno detto che risorgerà! Chi? Lui! Il senso! Un nuovo senso! Verrà sotto altre spoglie! Il mondo festeggerà ancora, ci sarà da bere per tutti. Dio risorgerà! Come anche Nietzsche voleva! Il suo più fedele discepolo! “Si, tu sei in grado di spezzare tutti i sepolcri per me: salve a te, mia volontà! E solo dove sono sepolcri, sono anche resurrezioni.” (Così parlò Zarathustra – Nietzsche).

Margarit Muça
margarit.muca@yahoo.it

Currently unavailable for purchase


Nietzsche e i suoi figli - La Casa Stregata e il Senso Perduto by 


desktop tablet-landscape content-width tablet-portrait workstream-4-across phone-landscape phone-portrait