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Strascichi d'apocalisse Cap.1

Nel corridoio c’e la luce fioca dei neon accesi da poco e tutto appare insolitamente polveroso. E questo stronzo dell’interno 8 con la faccia stralunata e lo sguardo perso se ne sta appoggiato al muro lievemente chino su se stesso.

- Senti bello, ma che è successo sta notte si può sapere? – non ti degna d’uno sguardo – Perchè diavolo non rispondi? Sei forse sordo? – gli gridi addosso.
Del resto quando nessuno dei tuoi vicini sembra vederti, suppongo sia umanamente comprensibile alterarsi un po’.

- Si può sapere che diavolo è successo? Cos’è stai facendo lo stronzo con me?
Intanto il portiere lava il pavimento lercio.

- Mario cos’è tutta questa polvere? – ma mario non ti risponde e ti passa il mocio su una scarpa – ma ti sei rincoglionito? – gli sbraiti in faccia – ho capito vi siete messi d’accordo: è uno scherzo di merda; beh siete solo degli scanzafatiche, andate a quel paese.

Non li hai mai trattati così male, o forse sarebbe più corretti dire che non li hai mai trattati e basta. A pensarci bene questo schifo di mattina non è poi così discostante da tutte le altre: coi vicini non parli mai, e col portiere ti limiti a scambiare saluti di circostanza ogni santo giorno. Dunque non vedo perchè te la prendi tanto.

Ti sei addormentato ieri sera cullato dal suono ovattato di uno stereo a tre muri di distanza da te: quel fallito dell’interno 8 dava l’ennesimo festino universitario. fuori c’era la pioggia, quella lenta, quella che se guardi le nuvole da dietro la finestra pare ti dicano “fratello deciditi: o piangi te o piangiamo noi”. Insomma la notte perfetta per deprimerti pensando a quella troia della tua ex, mettere una televendità di tappetti a tutto volume e buttarti dalla finestra. Per tua fortuna però ieri notte non vendevano tappetti alla tv pubblica, così ti sei appisolato e hai sognato di salire una scala senza fine o di pisciare senza mai smettere, non ricordi bene.

Saranno state le cinque e mezza del mattino quando ti sei svegliato con uno strano senzo di vertigini, come in bilico sull’orlo di un dirupo con gli occhi incollati di sonno. In quelle condizioni avresti creduto a stento di essere sveglio, figuriamoci se potevi credere a quello che hai visto. Non era la tua camera quella, c’era un divano con tre donne spettinate che dormivano.

- Ehi voi – gridi con un fil di voce – svegliatevi. Ti sei avvicinato e hai iniziato a scuotere quella appisolata sul bracciolo destro, capelli rossi di fuoco e occhi blu come il cielo alpino. Di colpo ha aperto l’occhio sinistro e la pupilla ha iniziato ad oscillare; probabilmente era ubriaca, o per lo meno così ti hanno suggerito il tappeto zuppo d’alcohol e i vetri rotti a tutti gli angoli. “Che cavolo ci faccio quì” avrai pensato, hai capito che le tre giovani non si sarebbero svegliate e sei corso fuori dall’appartamento abbracciato da un misto di panico e confusione. Sul campanello c’era scritto “int. 8”.

Scuoti la testa ed alzi il tuo sguardo pesante, c’è luce alla finestra. Troppa luce. Non sono nemmeno le sei e su quella finestra il sole svetta in un cielo di cobalto che pare sia mezzogiorno. Nell’era del digitale gli orologi non sbagliano l’ora, dunque deve essersi sbagliato il sole. ti avvicini a passi lenti ascoltando lo scricchiolio del legno sotto i tuoi piedi. Da vicino con tua grande sorpresa ti rendi conto che quel che si vede dalla finestra non è che un quadro dipinto sul vetro. per circa un minuto te ne stai immobile a pensare chi diavolo possa dipingere in maniera tanto fotorealistica quello che hai sempre visto a mezzogiorno e piazzarlo lì, maghari qualche artista contemporaneo. Ma nonappena guardi veramente fuori dalla finestra, rimuovendo quell’opera inusuale, ogni dubbio diviene banale e cade inesorabilmente nell’oblio dei ricordi di ciò che era e adesso non è più.

Un deserto di sabbia bianca, immenso e luminoso. Non s’ode un solo sibilo di vento, sei solo col tuo respiro, con lo sguardo paralizzato sull’orizzonte. Nient’altro che sabbia e cielo senza nubi. “Dunque è arrivata” starai pensando “la fine del mondo è arrivata”, ma non darti troppo retta sei evidentemente sotto shock; e poi insomma se il mondo era finito te che stavi a fare ancora qui, e soprattutto dove cazzo stanno i quattro cavalieri dell’apocalisse?

- Ciao – ti volti di scatto: una bambina ti fissa sorridente, bionda come gli angeli con un vestito rosso – mi aiuti a ritrovare il mio cane?

- Ma che è successo? Dove sono i tuoi genitori? Chi sei? – non ti sembra di fare troppe domande? avrà si e no sette anni quella bambina.

- Io sono Aurora e ho perso il mio cane, mi aiuti a ritrovarlo? – non puoi mica dirle di no e a dirla tutta non mi sembra ci sia molto altro da fare quì: gente che si trascina per i corridoi fingendo di non vederti e tutto ciò che ricordavi è ora dipinto su un vetro…

- Va bene Aurora, da che parte è andato il tuo cane?

- E’ andato là – punta il dito verso qualcosa che somiglia ad un obelisco appena visibile nel mezzo di quel deserto candido e sconfinato.

- E allora andiamo a riprenderlo – la prendi per mano e ve ne andate verso l’uscita.

- Lui si chiama Red.

- Chi?

- Il mio cane si chiama Red.

Strascichi d'apocalisse Cap.1

axyzxp

Roma, Italy

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